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Visioni a tutto campo: Cinema, Televisione e quant'altro gli occhi e la mente possono afferrare.
 

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Visioni a tutto campo: Cinema, Televisione e quant'altro gli occhi e la mente possono afferrare.
 

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Iron Man

05/05/2008

[Recensioni, Fantascienza]


IRON MAN
Un film di Jon Favreau.
Con Robert Downey Jr., Terrence Howard, Jeff Bridges, Shaun Toub, Gwyneth Paltrow.
Genere Azione, Supereroi.
Durata 126 minuti.
Produzione USA 2008.
Distribuzione Universal Pictures.


Lo penso da sempre e lo ribadisco, trarre un film da un fumetto di superiron_man eroi non è cosa facile. Sono scivolati nell'impresa registi anche molto accreditati. Il fatto è che quello che funziona nel mondo del fumetto, non funziona al cinema e viceversa. C'è bisogno di un regista capace di stringere un “patto di sospensione dell'incredulità” molto forte con i propri spettatori, ma che d'altra parte, introduca con misura i necessari elementi di realismo, in assenza dei quali l'intera operazione perde di credibilità. Non che questo ragionamento non valga anche per altri action movie. Troppe volte si assiste a scene di azione così esagerate da infrangere qualsiasi patto con lo spettatore. Detto questo, temevo molto un film su Iron Man. Come in generale temo ogni film su un super eroe. Adoro questo genere fumettistico, e proprio per questo temo sempre che malfatte trasposizioni cinematografiche mettano questo genere in ridicolo. Non è questo il caso. Il regista Jon Favreu, che si è persino ricamato un piccolo ruolo nel film, come autista di Tony Stark, non è proprio un novellino. Già discreto attore televisivo, amico intimo e collaboratore del comico Vince Vaughn, ha già diretto film non eccelsi, ma con ottimi attori, come il film di esordio “Made – Due imbroglioni a New York” (2001), con Vaughn nel cast, ma anche con Famke Janssen e Peter Falk, e “Zathura – Un'avventura spaziale” (2005) con Tim Robbins. Non è quindi nuovo a film ad alto tasso di spettacolarità.

Inoltre c'è da ricordare che questo film è il primo co-prodotto dalla Marvel stessa. Il prossimo sarà Hulk. Favreu compie diligentemente il suo ruolo di regista su commissione. Non cerca di dare una visione “artistica”, o un rilettura in chiave problematico esistenziale della mitologia del super eroe. Si limita a raccontare, molto bene, una storia. La storia di un personaggio che non è mai stato al massimo della popolarità, ma che ha sempre avuto negli anni uno zoccolo duro di appassionati molto attenti. La storia di Tony Stark, genio miliardario, ben interpretato da Robert Downey jr. Stark è il titolare della più importante e tecnologicamente avanzata, fabbrica di armi degli Stati Uniti. Come molti ricconi vive una esistenza frivola, tra feste e divertimenti, senza badare bene all'uso che viene fatto dei prodotti della sua fabbrica. Recatosi in Afghanistan per una dimostrazione, viene gravemente ferito in un attentato, e catturato da un gruppo di terroristi, i quali gli impongono di costruire per loro un prototipo di una delle sue più avanzate armi. Per farlo gli mettono a disposizione armi fabbricate dalla sua stessa fabbrica, arrivate in mano ai terroristi per misteriosi canali, la scoperta dei quali è oggetto della trama del film. Messo davanti alle estreme conseguenze del suo operato Stark cannibalizza la sua stessa tecnologia per realizzare un dispositivo che metta in grado il suo cuore, gravemente danneggiato da una scheggia durante l'attentato, di funzionare al meglio e tenerlo in vita. Questo stesso dispositivo alimenta un'armatura che il geniale inventore riesce a costruire proprio sotto il naso dei suoi carcerieri. Con questo rudimentale prototipo Stark riuscirà a liberarsi dai terroristi. Recuperato nel deserto afghano, al suo ritorno negli Stati Uniti deciderà di cessare la fabbricazione di armi, e di costruire di contro una versione più evoluta della stessa armatura. La prima parte del film riprende in maniera molto fedele le origini del personaggio, che nel fumetto originale si recava in Vietnam, attualizzandole. Se devo fare un appunto a questa prima parte è l'ho trovata parecchio semplicistica nella definizione dell'ambiente. Mi ha ricordato molto i film di guerra degli anni '80. Ma non quelli di Oliver Stone e Stanley Kubrick, ma i “Rambo” e i film con Chuck Norris. Stereotipati appaiono i terroristi e il loro accampamento per esempio. Pur tuttavia questo approccio non è lontano da quello originale del fumetto, e della Marvel anni '60. Anche quell'universo poteva essere definito come una buona approssimazione dell'universo reale. Quello che importava non era l'accuratezza dell'ambientazione, ma l'uso drammatico della stessa, e che la storia alla fine non perdesse di efficacia. Così per questo film, il quale, supportato da un ottimo cast ci fa superare le limitazioni di questa prima parte. Infatti al ritorno negli States di Stark il film decolla. I personaggi cominciano a crescere di spessore. Sia Tony, che Virginia "Pepper" Potts, la segretaria tutto fare, ovviamente segretamente innamorata del suo capo, interpretata con molto garbo da Gwyneth Paltrow. Decisamente in parte sono anche Jeff Bridges, nel ruolo del socio in affari di Stark, Obadiah Stane, e Terrence Howard, nel ruolo di Jim "Rhodey" Rhodes. Poco sviluppato, praticamente un cameo è invece Harold "Happy" Hogan, interpretato dallo stesso Favreu, che probabilmente ha voluto concentrarsi più sulla regia che sulla recitazione. In effetti il film presenta una serie di sequenze veramente spettacolari, molto curate. Il film ha un buon budget e lo utilizza molto bene. Nella vicenda entrerà poi in gioco anche lo S.H.I.E.L.D. (Strategic Hazard Intervention, Espionage and Logistics Directorat) una agenzia di spionaggio e contro spionaggio inventata a bella posta nell'universo Marvel. A rendere credibile l'operazione c'è da un lato una serie di trovate assolutamente plausibili. Quando Iron Man comincia a sperimentare il volo per esempio, scopre anche i più elementari principi della fisica per esempio, come il principio di azione e reazione, e scopre che ad alta quota sull'armatura si forma il ghiaccio. Non sono banalità. Abbiamo visto troppo spesso Superman volare nello spazio, in spregio a qualsiasi elementare legge della fisica. A parte una notevole cura dei dettagli tecnologici, veramente molto credibili se non verosimili, non crediate che tra esplosioni, segreti e agenti segreti, convulse scene di azione e sfoggio di tecnologia avanzata, il film si prenda troppo sul serio.

Il registro, a parte la prima mezz'ora, è ironico, senza scivolare nel comico o nel parodistico. Un sottile filo di ironia, che mi fa paragonare questo film ai migliori Bond movie. Il film è comunque il primo tassello di un progetto più ampio, che probabilmente potrebbe portare al cinema un concetto finora poco sfruttato, ossia che nell'universo Marvel i vari personaggi interagiscono spesso tra loro. Infatti Tony Stark apparirà nel prossimo film su Hulk. In questo film invece oltre alla presenza dello S.H.I.E.L.D., vi devo segnalare la chiosa finale, ossia una sequenza montata alla fine dei titoli di coda, che preannuncia l'inevitabile sequel, introducendo un personaggio molto caro ai Marvel-Fan. Non andatevene quindi. Restate in sala fino alla fine.

 

Recensione pubblicata anche sul mio blog.


Emanuele Manco ~  

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Juno

13/04/2008

[Recensioni, Commedia]


JUNO


Un film di Jason Reitman.
Con Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons.
Genere Commedia, colore 92 minuti.
Produzione USA, Canada, Ungheria 2007. - Distribuzione 20th Century Fox


Juno è una sedicenne vivace e intelligente. Affronta con ironia ejuno pragmatismo le cose della vita. Così quando si ritrova incinta non si perde d'animo. Conscia di non essere pronta al ruolo di mamma, dopo aver valutato e scartato l'idea dell'aborto, decide di mettersi alla ricerca di genitori adottivi per il suo futuro bambino. A fare da sfondo alla vicenda una provincia americana tutto sommato un po' favolistica, lontana dalle caratterizzazioni truci dei film di ambientazione metropolitana.

Il personaggio di Juno è quello di una classica outsider, non la più bella, ne la più brava, ma la solita allieva della quale si potrebbe dire “è intelligente ma non si applica”. Anche il suo ragazzo Paul non è proprio un nerd, pur non essendo il simpaticone della scuola. I genitori di Juno sono un'altra interessante caratterizzazione della vicenda. Coinvolti dalla dirompente Juno non recitano la parte dei moralisti, ma collaboreranno attivamente al progetto. E' lo spirito di tutta la vicenda, il cui svolgimento non si rifugerà mai in facili moralismi, e manterrà per tutto il tempo il senso della misura. Il contrasto all'apparenza stridente è con i genitori adottivi in pectore, di ambiente alto borghese. Tutto l'insieme però vince il patto di incredulità. Grazie anche agli ottimi dialoghi. Credibile quindi risulterà il finale, niente affatto scontato.
Ottimi tutti gli interpreti, a cominciare dalla protagonista Ellen Page. Da segnalare l'ottimo J.K. Simmons nella parte del padre di Juno.

 

Recensione pubblicata anche sul mio blog


Emanuele Manco ~  

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Infect@ The Movie

01/04/2008

[News]


Senza troppi clamori, Nicolazzini, l'intrepido agente di Tonani, è riuscito nell'impresa. La Dreamworks ha acquistato i diritti per l'adattamento cinematografico di Infect@. Ancora non è chiaro con quali tecniche il film verrà realizzato. Ma pare che Robert Zemeckis sia stato contattato dal dinamico produttore Joe Cond. Cond ha dichiarato di essersi innamorato del romanzo durante un recente viaggio in Italia. Cond in realtà è italo americano, il suo vero nome è Giuseppe Condice. La sua dichiarazione entusiastica è stata: “Distruggerò il mito di Blade Runner e di Roinfect@ger Rabbit in un solo colpo con questo film”. Pur prendendo spunto dall'universo di Infect@, il primo trattamento ha il titolo provvisorio di “Betty Boop vs Cletus”. Il film si prenderà parecchie libertà rispetto al romanzo originale. Più ampio quindi il ruolo della gigantesca Betty Boop all'interno del film, specialmente delle sue parti intime. L'ambientazione sarà in ogni caso milanese, infatti il romanzo sarà ambientato a Milano, Erie, Ohio, Stati Uniti d'America. Se le premesse fossero mantenute il film si meritebbe un bel “R-Rated”, per le scene di violenza e sesso esplicito contenute. Ma la vera rivelazione potrebbe essere il ruolo di Cletus. Infatti Harrison Ford si è detto interessato al ruolo. Pur non essendo più un giovincello pare non riesca a resistere al richiamo dei cartoni animati.

Interrogato in proposito Dario Tonani non ha risposto, si è limitato a fuggire via a bordo della Ferrari nuova.


Emanuele Manco ~  

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"Giorni e Nuvole" di Silvio Soldini (2007)

28/03/2008

[Recensioni, Drammatico]



Recensioni
"Giorni e nuvole" (2007)
regia di Silvio Soldini
con Margherita Buy e Antonio Albanese

Soldini ha nel suo modo di dirigere qualcosa di unico, è estraneo allo standard delle produzioni medie nazionali, anche se il suo cinema è completamente italiano, sia come caratterizzazione, che come tradizione. Ha quel qualcosa che lo accomuna alle sorti di certi cineasti del nostro paese, non immeditamente riducibili ad una scuola, ma che hanno o hanno avuto un tocco personale inconfondibile, spesso lavorando in controtendenza o quantomeno fuori dal coro.
 
Nello specifico, "Giorni e nuvole" è una parabola claustrofobica sulla nostra epoca e su quello che è diventato il nostro paese; una finestra angusta che affaccia sul grigio di un mare che sembra non avere sbocchi, come la vicenda e come il mare dei due protagonisti. Niente di consolatorio, niente di macchiettistico, tutto molto cinico e tristemente sarcastico.

La discesa nell'abisso della precarietà lavorativa del protagonista si accompagna alla precarietà delle relazioni affettive, che gradualmente e inesorabilmente vanno degenerando. Una regia che usa impietosamente il piano sequenza, quasi a non voler lasciare scampo ai protagonisti, così come la città di Genova viene usata come simbolo, col suo "dedalo" di luoghi, per evidenziare ancor più l'ineluttabilità di un mondo senza speranza.

Margherita Buy e Antonio Albanese sono perfetti: una recitazione ad un livello raro di intensità espressiva, che coinvolge tutto il corpo e tutte le parole.
E se propio fossimo intenzionati a trovare un paragone cinematografico, potremmo andare a scovarlo molto indietro nel tempo, fino ad arrivare a "Una vita difficile" di Dino Risi, ascritta non correttamente nel novero delle commedie all'italiana.

Le maschere tragiche di Alberto Sordi e di Antonio Albanese sono così diverse, ma così simili, e le due vicende sono collegate dall'irrompere violento di due disillusioni opposte, ma dall'analogo destino.
L'illusione ideologica, che si fonda sulla speranza in un mondo migliore, nel film di Risi, e quella della stabilità economica, che in una famiglia benestante è fondamento principale di serenità, nel film di Soldini, vengono entrambe spazzate via dalla realtà fatta di soprusi, prepotenze e indifferenza. Il sogno italiano è infranto.

Però, mentre al personaggio di Sordi spetta il gesto catartico del riscatto finale, che gli restituisce tutta la sua dignità, cosciente che oltre lo squallore del servilismo e dell'arroganza dei potenti, c'è ancora la possibilità di ritrovare la propria identità; al personaggio di Albanese resta solo il vuoto della disperazione quotidiana dell'arrangiarsi e del sopravivere, confortato unicamente dal calore degli affetti (anch'essi però assai precari) e dalla fuga nella contemplazione artistica e in qualche modo mistica.

Ed è appunto qui che ritroviamo per intero la realtà italiana attuale, alienata nella solitudine e priva di memoria. Dove un gesto di solidarietà è merce rarissima che rischia paradossalmente di confinarci ancor più nel ghetto; e dove, in barba all'irritante buonismo e ai messaggi vuoti e preconfezionati dei nostri uomini di potere, ha termine l'illusorio e patinato mondo del reality show e inzia quello crudele e assai concreto delle relazioni economiche e sociali quotidiane.

Cassiel

cassiel ~  

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Onora il padre e la madre

28/03/2008

[Recensioni, Thriller]


Onora il padre e la madre
(Before the Devil Knows You're Dead)
Un film di Sidney Lumet. Con Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Aleksa Palladino, Michael Shannon, Amy Ryan, Sarah Livingston, Rosemary Harris. Genere Drammatico, colore 117 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Medusa

Andy e Hank sono  fratelli. Il maggiore, Andy è apparentemente un uomo di successo. Una bella moglie, una bella casa, un ottimo lavoro di dirigente presso una società immobiliare. Hank invece non sa come tirare avanti. Assediato dai debiti, dalla ex moglie, dall'esigenza di pagare gli alimenti per la figlia.
locandinapg2 Pur tuttavia sarà Andy, che in realtà non naviga in buone acque, e durante il film scopriremo perchè, a proporre ad Hank una rapina. E non una rapina qualsiasi. Gli proporrà di rapinare la piccola gioielleria gestita dai loro genitori. Che ci siano in giro ancora professionisti come Sidney Lumet è una garanzia. La rappresentazione di questo dramma umano e familiare, camuffato da noir, è senza sbavature. L'uso magistrale della tecnica del flashback enfatizza i momenti più drammatici. La tensione non solo non crolla mai, ma cresce sempre di più, fino al finale. Gli attori sono tutti ottimamente in parte, da Philip Seymour Hoffman nel ruolo di Andy, al trasformistico Ethan Hawke, capace di vestire il ruolo di Hank come una seconda pelle. Altro gran maestro, riferimento per i più giovani, è un magistrale Albert Finney nel ruolo del padre. Marisa Tomei è una bella riscoperta, dopo anni di appannamento, seguiti a un inizio di carriera scoppiettante. Chapeu a Lumet, il cui linguaggio è ancora capace di evolversi verso tecniche e soluzioni visive attuali, rimanendo solidamente classico. Non insegue i parossismi del pulp più moderno, pur mostrando esplicitamente la violenza. La sceneggiatura non ha buchi logici. La fotografia è forse senza guizzi particolari, ma questo è soprattutto un film di attori e di situazioni. Nessuno si salva nel suo viaggio verso la dannazione, non c'è appello. Per cui le immagini non inseguono sofismi visivi, magari tesi a rassicurare lo spettatore. Il risultato è un film buono, anzi ottimo.
Un appunto e grosso però lo faccio al distributore italiano, che ha dato un titolo moraleggiante, al posto del bellissimo titolo originale, che, a mio giudizio, era meglio rappresentativo del viaggio nella dannazione dei  protagonisti.

Emanuele

Emanuele Manco ~  

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Non è un paese per vecchi

27/03/2008

[Recensioni, Thriller]


Non è un paese per vecchi

(No Country for Old Men)

Un film di Ethan Coen, Joel Coen. Con Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Garret Dillahunt, Tess Harper. Genere Thriller, colore 122 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Universal Pictures -


Llewelyn Moss trova, in pieno deserto, i resti di uno scontro a fuoco, e numerosi cadaveri.locandina Uno scambio di droga andato male. Trova anche una valigetta con due milioni di dollari. Il pur onesto Llewelyn cede alla tentazione e si appropria della valigetta. Ma quel denaro ha padroni potenti, che non sono disposti a cederlo così facilmente. Data la sua inesperienza Llewelyn si troverà ben presto inseguito da un killer taciturno e implacabile, bande di messicani dalla mitragliata facile e dal pacato e disilluso sceriffo Bell, l'unico che vorrebbe tirarlo fuori dal pasticcio nel quale si è cacciato. Durante il film assistiamo quindi a una serie di scene di fortissima tensione, magistralmente realizzate dai fratelli Coen. I personaggi sono ben costruiti, e ben interpretati. La ricostruzione di ambiente assolutamente convincente. A tre quarti di film mi ero convinto di essere davanti a un grande film. Poi improvvisamente tutto si sgonfia, in un epilogo anti-catartico. Ma non è questo che mi ha disturbato del film. A disturbarmi è stato il fatto che per l'ultima interminabile mezz'ora non si capisca più che senso abbia il film. I personaggi si parlano addosso, e il film, da asciutto e amorale, diventa didascalico e moraleggiante. Insomma il cambio di registro non giova alla pellicola. Premetto che non ho letto il libro di Cormac McCarthy che ha ispirato il film. Per cui non so se il difetto sia da ascriversi alla storia o al suo adattamento cinematografico. L'impressione generale che ho avuto è stata di un opera, che fatta la media tra pregi difetti, si allontana di moltissimo dalle migliori opere dei Coen, risultando, a mio giudizio, poco più che sufficente. Come se alla fine il premio Oscar ai due fratelli sia stato riconosciuto quasi come indennizzo per quello, che sarebbe stato meritassimo, di Fargo. Peccato. Veramente un peccato.

 

Recensione pubblicata anche sul mio blog.


Emanuele Manco ~  

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"La duchessa di Langeais" di Jacques Rivette

20/03/2008

[Recensioni]



Film - recensioni
"La duchessa di Langeais" (2007)
regia di Jacques Rivette
con Jeanne Balibar, Guillaume Depardieu e Michel Piccoli

Si resta letteralmente incantati e sbalorditi di fronte a questo film, ultima opera dell'ottantenne regista francese. Un film di una perfezione assoluta per la regia, per la sceneggiatura, per la recitazione, per le scenografie. Una pellicola a sfondo storico, ma non esattamente un film storico.
E' però da qui che bisogna partire per capire l'operazione altamente filologica del regista.

La precisissima ambientazione storica, minuziosa nei particolari, a cominciare dall'uso molto particolare del piano sequenza è un po' la chiave di volta della fortunata riuscita di questa pellicola. Si guardino per esempio le luci, le atmosfere assolutamente autentiche, i tempi e le modalità di ripresa.
Ma detto questo, il dispiegarsi del film si nutre di una universalità propria, caratteristica di quel linguaggio cinematografico alto che non ha bisogno di orpelli effettistici per dimostrare la sua arte.

Il racconto, ambientato in epoca napoleonica, è tratto da una novella di Honoré de Balzac, e dal grande narratore francese prende vigore e stile, restando fedele in tutto, financo ai dialoghi.
Una storia romantica altamente intrisa di drammaticità, a cui fanno buon gioco la recitazione dei due attori protagonisti: un Guillaume Depardieu esemplare e una stupenda Jeanne Balibar.
Ma il film non si esaurisce in un'operazione estetica, anche se di rara bellezza. Il contenuto della morale sentimentale balzachiana mantiene intatta la sua forza suggestiva.

Le crudeli dinamiche amorose che vengono messe in scena, anche se intensamente condizionate dal contesto storico, appartengono a quell'universalità che prescinde dalla Storia, e che appartengono in tutto e per tutto al dialogo amoroso, che estremizzato e dolcemente "drogato" dalla relazione di potere, conduce alla distruttività.
Tutto ciò è magicamente reso da quella alchimia a cui facevo riferimento all'inizio, tra regia, sceneggiatura, scenografia e recitazione, e che trova una sua elegantissima sintesi, condotta quasi come se fosse una delle migliori pieces teatrali, ma restando Cinema fino in fondo, cosa assai rara di questi tempi.

Cassiel

cassiel ~  

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"Persepolis" di Marjane Satrapi (2007)

06/03/2008

[Recensioni, Animazione]



Recensioni
"Persepolis" (2007)
di Marjane Satrapi

Non sempre i film, e anche quelli d'animazione non sfuggono a questa regola, riescono a trasporre degnamente un'opera lettararia, sia essa anche una "semplice" graphic novel. Anzi, il più delle volte le aspettative vanno assai deluse dai risultati, che arrivano ad essere non solo modesti ma anche piuttosto disastrosi.
Non è questo il caso della novella autobiografica "Persepolis", fumetto oramai divenuto un classico e osannato in tutto il mondo. La sua versione cinematografica è perfettametne riuscita, mantenendo intatti sia il mesaggio, che la forza espressiva.

Il "Persepolis", che attualmente è in proiezione nella sale italiane, è più che un cartone animato ed è più che un semplice film d'animazione. E' un'esperienza creativa, intimamente legata all'originale letterario, ma che vive anche dell'autonomia propria concessa di solito alle opere cinematografiche.
In questo caso l'autonomia, che si risolve in un'ottima sintesi della narrazione, sceglie la strada di un racconto fluido e senza intoppi, in cui la formazione di una donna iraniana viene raccontata senza indugiare in sensazionalismi o in pietismi hollywoodiani.

E' una storia del tutto scorretta politicamente, anche per buona parte dello stesso occidente, che si erge a paladino dei diritti calpestati dall'Islam. Una storia vera, che non si fa ridurre facilmente ad iperbole strumentalizzabile per fini propagandistici. La coerenza stessa della Satrapi che ha scelto di non accettare alcune offerte (proprio da Hollywood) ne è la dimostrazione vivente. Come ne è dimostrazione la storia che ci racconta, che non rinuncia ad un sguardo disincantato e ironico, mentre affronta una tragedia immane.

La stessa scelta di esule da parte dell'autrice nel per nulla amato occidente, più che una scelta di liberazione, è la consapevolezza di una sconfitta. La rassegnazione di non avere alternative e di sperare solo in un futuro migliore per la sua gente e per il suo paese.
Uno sguardo prezioso e diverso sull'integralismo religioso e sulle sue mostruosità, vissuto dall'interno. Ma anche una critica irriducibile a tutte le forme di dittatura, di sciovinismo e di riduzione dell'individuo ad una massa indistinta e manovrabile.

Cassiel

cassiel ~  

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Non è un paese per vecchi

28/02/2008

[Recensioni, Thriller]



Recensioni

Non è un paese per vecchi (2008)
di Ethan e Joel Coen
con Tommy Lee Jones, Josh Brolin e Javier Bardem

L'ineluttabilità del male e l'inettitudine del bene. Sembrano essere questi i due motivi di fondo dell'ultimo film dei fratelli Coen, tratto dal romanzo di Cormac McCarthy.
Un male che espande le sue radici avvelenando tutta l'esistenza e creando un codice etico di tipo nuovo. Quasi una sorta di trasformazione antropologica a cui va incontro la società americana e di conseguenza anche il resto dell'umanità.

Poco importa se la storia si svolge negli anni ottanta del secolo scorso, è l'attualità dell'apologo ad essere più che evidente. Una realtà capovolta e che sta sulle soglie dell'inferno, dove non esiste più una contrapposizione vera tra le due forze che dovrebbero contendersi le sorti del mondo; tanto il bene è divenuto soggetto al male e non riesce ad esprimere più non solo un'alternativa, ma anche una pur minima autonomia.

Tre personaggi, interpretati con evidente e necessario contrasto da altrettanti ottimi attori, che nello schema della trama dovrebbero inseguirsi a catena, ma le cui modalità relazionali, nel dispiegarsi degli eventi, sono tutt'altro che schematiche e si rivelano molto più complesse. Il tutto si risolve quasi in una stasi dinamica che finisce ancor più per sottolineare l'inevitabilità del destino, di cui il male, insieme al suo complice denaro, è l'unico architetto certo.

I fratelli Coen sono dalle parti del capolavoro assoluto e con questo film raggiungono l'apice della loro creatività, trovandosi a loro agio con la freddezza e la perfezione di un oggetto letterario privo di pietà, in cui infondono la loro crudele ironia, libera di dispiegarsi in questo contesto senza i freni della comicità, che in altri film aveva teso a sdrammatizzarne l'effetto.

Una tragedia allo stato puro, implacabile e affilata, la cui lentezza è un esplicito debito al cinema di Sergio Leone. Lentezza che esaspera l'attesa, più che la suspence, e alla quale fa da contrappunto la felice scelta dell'assenza della colonna sonora, fatto salvo per i titoli di coda, dove fa timidamente capolino.

Un western camuffato da thriller, ma anche volendo seguire nel crudele gioco i Coen, una terribile commedia nera, che riconsegna anche solo per un attimo senso al cinema americano attuale, che solo episodicamente riesce a trovare ancora motivo per essere grande.

Cassiel

cassiel ~  

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Cloverfield

14/02/2008

[Recensioni, Fantascienza]


Recensioni - Fantascienza

Cloverfield

Regia di Matt Reeves
Usa 2008


Vi confesso che senza l'articolo del mio amico X, non sarei andato a vederlo. In tutta sincerità sentiva puzza di bufala. Troppo battage pubblicitario, troppo sensazionalismo. Le voci di persone sconcertate che abbandonavano le sale in cloverfieldpreda al vomito, mi sembravano create ad arte. E credo che lo siano tutt'ora. Vedo di riassumere le mie impressioni di visione. Immaginatevi che nel gruppo di friends, irrompa un disastro. Un momento prima tutti a occuparsi di cazzate tipo amori, gelosie, etc, un momento dopo tutti in corsa per salvarsi la vita. Il film è girato come se fosse ripreso da una videocamera. 85 minuti di esplosioni, mostri e grattacieli in fiamme, tutto tremolante. Non che non basterebbe ispirarsi alla vita reale, tutte le fine del mese su molte delle persone che conosco incombono sfratti, taglio della luce, ecc. Disastri veri. Ma quelli non fanno scena. Solo due palle così. Insomma più reale del reale. Ed ecco che un mostro alieno che stacca la testa alla statua della liberà. New York come la Tokyo dei film di Godzilla, ce l'hanno tutti con lei.
Niente che non si sia visto in diretta nel settembre di qualche anno fa. Giusto per capirci. Il fatto è che la realtà è reale per definizione. Non si deve preoccupare di sembrare verosimile. Lo disse già Pirandello e io lo ripeto forse troppo spesso. Nel cinema per farlo sembrare verosimile ti tocca inventarti un mostro gigante, con un seguito di mostriciattoli simil Alien. I mostri veri, quelli del troppo citato 11 settembre non farebbero così paura al cinema. Chissà a quanti sceneggiatori avevano bocciato l'idea di un crollo delle twin towers, di grattacieli fumanti,di nuvole di polvere, ritenendoli un'idiozia.Ora invece si può. Il film alla fine si fa seguire. Un pop corn movie che per fortuna dura poco. Sono uscito dalla sala con un moderato mal di testa. Ma soddisfatto.

Recensione pubblicata anche sul mio blog.

Emanuele Manco ~  

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